Lettori fissi

martedì 30 settembre 2014

INDEFINITI ATTIMI



Sono attimi. Attimi che sogliamo non definire. Fermarli tra spazi incompresi e vuoti. Come buttare il silenzio tra le palpebre di chi guardiamo. Come veder volare il tempo senza dover pensare. Come chiedersi perché, tra tante fortune, nascere essere umano?


Sono tutte onde, momenti che continuano, uno dopo l’altro. Non ci tiene più niente. Scorre sempre più forte di noi. Cerchiamo di afferrare sensazioni di continuo ma non sono che singoli secondi più intensi del solito. Ci crediamo più forti del tempo, ma quando svanisce, è di nuovo tutto saturo.





Se ci si aiutasse a saldarli con pennelli, in un terreno più fertile delle nostre vite, allora sarebbe come alzare il volume. Più forte delle voci. Amplificare il tremore, i battiti in più, le paure, le gioie, le risa e le lacrime. E imprimerli. Anche solo per una volta.


domenica 25 maggio 2014

Stavo lì. Impotente.


Chiusero gli occhi e non lasciarono suonare nessuna nota di canzone scordata. Impalpabile il ritornello dell’acqua, sottofondo di una luna troppo leggera per gli alberi che sfioravano il ponte.


Se solo l’avessi vista questa scena. Immaginare i personaggi è stata la parte più grigia, tutto il resto mi abbracciava, mi teneva solidamente appesa a una realtà assolutamente completa, bella, vera. I sentimenti c’erano, straripavano. Non ti saresti trattenuto davanti a quella poesia. O gli occhi, o il cuore, o le tue parole avrebbero palpitato. Non esistevano virgole, solo qualche punto e a capo. Il fiume mi trascinava violento per incuriosirmi nel sapere l’orizzonte dietro le pietre sospese su di lui. Non ci crederesti se ti dicessi che i fiori dipingevano a meraviglia i dettagli. I salici piangenti erano magia. Nel tutto, stavo lì. Impotente. La natura dovrebbe sposarsi solo con l’amore. Il mio corpo era in una paralisi emotiva incontenibile. Ero sola con lei, la natura. Tu non c’eri. Senza te, io e lei eravamo metà.

domenica 5 gennaio 2014

Moriamo un poco, schifiamoci così




Facciamoci intanto cullare dal piacere di giornate insignificanti. Lottiamo per mantenere viva l’apatia. Non rischiamo, non mettiamo nulla in gioco. 






 
O.

domenica 3 novembre 2013

Carte da decifrare, uccidendo l'amore.

L'amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare
io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei

su fogli di cristallo da frantumare

E guai se avessi un coltello per tagliare
ma se avessi più giudizio non lo negherei
che se avessi casa ti riceverei
che se facesse pioggia ti riparerei
che se facesse ombra ti ci nasconderei

Se fossi un vero viaggiatore t'avrei già incontrata
e ad ogni nuovo incrocio mille volte salutata
se fossi un guardiano ti guarderei
se fossi un cacciatore non ti caccerei
se fossi un sacerdote come un'orazione
con la lingua tra i denti ti pronuncerei
se fossi un sacerdote come un salmo segreto
con le mani sulla bocca ti canterei

Se avessi braccia migliori ti costringerei
se avessi labbra migliori ti abbatterei
se avessi buona la bocca ti parlerei
se avessi buone le parole ti fermerei
ad un angolo di strada io ti fermerei
ad una croce qualunque ti inchioderei


E invece come un ladro come un assassino
vengo di giorno ad accostare il tuo cammino
per rubarti il passo, il passo e la figura
e amarli di notte quando il sonno dura
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore

Perché l'amore è carte da decifrare
e lunghe notti e giorni da calcolare
se l'amore è tutto segni da indovinare

Perdona
se non ho avuto il tempo di imparare
se io non ho avuto il tempo
di imparare.



 IVANO FOSSATI - "Carte da decifrare"
















giovedì 10 ottobre 2013

Sarà solo autunno.






Forse è un bisogno costante di stabilità. La vita che appesa un filo, sta per cadere. È così egoistico chiedere una mano a qualcuno per tenerla su? Si è arrivati al punto in cui non va più bene la brevità delle cose. Ci vuole più tempo per tutto. Un po’ si cade, un po’ ci si rialza. Il problema è che adesso non lo si può più fare soli, non più. Sarà normale, sarà la vita. Sarà che qualcuno comunque arriverà. Forse è solo una bella dose d’autunno.





domenica 21 aprile 2013

Melodie per notti infinite



Dovresti esserci, lo sai? Non è solo la musica. È l’atmosfera!
Ogni nota entra a far parte di te, della tua anima, del tuo corpo.


Il fatto è che quando è notte, la magia si fa da sola.


Succede quasi sempre in mezzo a distese di campi infinite… sai di quelle dove, se andassi da solo, moriresti di paura. Ma quelle sere non sei solo, niente di te lo è. Diventi moltitudine! Non solo fisicamente, dentro di te siete in mille! Le stelle su nel cielo, gli alberi, il vento. Il palco è come fosse il cuore pulsante dell’enorme e magnifico corpo di cui tu non diventi che una millesima parte. Le melodie si confondono, diventano un po’ tue. Chi suona, chi canta, è il sangue pulsante del tutto. Poi ci sono loro, attorno a te. Loro che come te, sentono ogni minima scomposizione del suono, alzano le mani al cielo e urlano come se chiedessero alla musica di gridare alle stelle di non andare mai via. Chiedono alla notte di essere un po’ più lunga delle altre. Chiedono alla magia di non finire. E intanto il vento continua a sfiorare pelli, la musica ad accarezzare i corpi, e le emozioni diventano persone. Sì, è quasi come se non le provassi le emozioni, in quel momento sono loro a provare te! Diventano tutti personificazioni di emozioni. Chi balla la gioia, chi l’amore, chi la spensieratezza e c’è addirittura chi balla la disperazione! Dovresti vederlo, davvero. Anzi, dovresti provarlo! Puoi anche permetterti di ballare sentimenti negativi, perché in quella notte, la musica è capace di portarseli via con sè! Il cielo scuro ruba le lacrime e i pensieri. Non vorresti sentirti libero almeno per una notte?



Poi, lo sai, dopo la musica, dopo l’essere stato parte di un tutto, l’atmosfera non svanisce. Fino all’alba, le emozioni continuano a vibrare.



C’è chi, accompagnato dal vento, coccolato dal calore delle notti estive, sotto i cieli stellati, se ne va tra gli alberi, le colline, o sulle grandi distese d’erba. Poi, tra i rimasugli delle melodie e delle emozioni, si stringe tra le braccia di chi è con lui, perso in una magia che comincia veramente solo in quel preciso istante.



Quelle notti, lo sai… sono quelle notti che non dimentichi. Perché non sono “solo concerti”. Sono condivisioni di anime e vite, sono attimi in cui tutti provano una stessa sensazione di libertà. È lì che vorrei vivere per sempre… immortalarmi tra le stelle, ascoltando la stessa musica per l’eternità. Sai, come fosse una notte infinita.  







mercoledì 6 marzo 2013

Cercai di fissare l'amore in un mondo senza fine.




La vidi lì. Non vidi lei, ma la sua linea. Il sole scolpiva ogni parte di lei con la più netta perfezione mai esistita in quest’universo. Dietro di lei, l’immensità si stagliava miracolosamente di una bellezza che mi fece quasi male, ma non la vidi. Non vidi il mondo. In quell’istante vidi lei, nient’altro. Era una melodia. 

Stava seduta sul cofano della macchina, per noi era diventata un albergo da qualche giorno. Ci dormivamo, ci mangiavamo, e ci spostavamo solo con la nostra macchina. Io e lei, in una parte della Terra che esiste al di fuori di ogni limite, anche di quelli naturali. La natura lì è forte più di quanto non lo sia in qualsiasi altra circostanza. Sembra quasi che sia questo il posto in cui si siano scatenati tutti i terremoti, i tornado, i temporali e le alte maree soffocate altrove. 

Mi accorsi questa mattina, all’alba, che i suoi occhi erano volti al meraviglioso miracolo che avevamo di fronte da giorni. Lei amava l’acqua che scendeva da strapiombi verdi, colorati di rocce che alla luce del sole decidevano di smettere di essere monotonamente solo verdi, ma prendevano mille altre sfumature, degne di combattere con i colori di quel cielo colpito da nuvole insaziabili di bellezza. 

Mi accorsi che, all’alba, lei non guardava me. Guardava il sole, per ore. Lo guardava con occhi meravigliati, sconvolti. Così come ogni volta, quando la vedevo di fronte a me, la guardavo io. E la bellezza di quel mondo, non valeva niente quando c’era lei. 

Mi accorsi che non avrebbe mai amato niente più di quanto amava tutto questo. E cominciai a desiderare con ogni parte di me, di essere una cascata, un tramonto o un’aurora. Cominciai a implorare di fissarmi lì con lei, tra il vento freddo, i colori e un luogo senza fine.