Lettori fissi

martedì 4 settembre 2012

I wish my baby was born.






Un lamento, una donna, la Guerra. Se la malinconia avesse un suono, io credo sarebbe questo. Un lamento che libera sensazioni infinite, quasi fosse un pianto continuo. È un gufo, un volatile, il portatore di morte. È lui quello che porta una povera ragazza a sperare di essere morta.

A farle assaporare il gusto di una vita ancora in grado di farla esistere, non sarà più il groviglio di un amore infinito. L’amore che prima sembrava tenere il suo corpo e quello del suo bambino legati stretti, come un’edera avvolge i muri di una casa. Si stagliano su di un cielo che non ha limiti, parole che aprono un’atmosfera struggente, irreale. Eppure, così viva. Parola, dopo parola, una donna si regge sul desiderio di essere stesa, finalmente, un’ultima volta, con l’unico amore della sua vita. Una vita già finita. Morta con la morte dell’amore. 

Delle parole, un suono, una melodia che diventa preghiera. Una richiesta, uno strazio. Non si rivolge a nessuno questa lettera di malinconica tristezza. Non è un richiamo alla compassione di qualcuno. È sola, il suo bambino con lei e una vita, forse ancora troppo lunga, davanti a occhi pieni di paura. Come si può resistere di fronte al passaggio insistente delle ali di un gufo, condannato a essere presagio della fine di qualcosa. Della fine di tutto. Della fine di un’anima di una donna che è imprigionata in un ricordo. Arriva in un momento dove la vita è un lusso e niente conta più di un cielo libero di pensieri.
E continua con i suoi desideri, impalpabili e finti. E rinchiusi, senza via di scampo, dentro un melodico lamento.




I wish, I wish my baby was born
And sitting on its papa's knee
And me, poor girl
And me, poor girl, were dead and gone
And the green grass growing o'er my feet
I ain't ahead, nor never will be
Till the sweet apple grows
On a sour apple tree

But still I hope, But still I hope the time will come
When you and I shall be as one

I wish, I wish my love had died
And sent his soul to wander free
Then we might meet where ravens fly
Let our poor bodies rest in peace

The owl, the owl
Is a lonely bird
It chills my heart
With dread and terror
That someone's blood
There on his wing
That someone's blood
There on his feathers.
Vorrei, vorrei che il mio bambino fosse nato
E seduto sulle ginocchia del suo papà
Ed io, povera ragazza
Ed io, povera ragazza, fossi morta e sepolta
E l’erba verde, crescesse sui miei piedi
Non andrò avanti, né mai succederà
Fino a quando cresce la mela dolce
In un albero di mele acerbo

Ma spero ancora che il tempo arriverà
Quando io e te saremo come una persona sola

Vorrei, vorrei che il mio amore fosse morto
E la sua anima stesse vagando libera
Poi potremo incontrarci
Poi potremo incontrarci dove i corvini volano
Lasciando i nostri poveri corpi riposare in pace

Il gufo, il gufo

E’ un uccello solo
Gela il mio cuore
Con paura e terrore
Che sia il sangue di qualcuno
Lì sulle sue ali
Che sia il sangue di qualcuno
Lì sulle sue piume.




CANZONE TRADIZIONALE - Interpretata da Tim Eriksen, Riley Baugus & Tim O'Brien. Dalla colonna Sonora del film “Cold Mountain”, 2003.