Lettori fissi

domenica 3 novembre 2013

Carte da decifrare, uccidendo l'amore.

L'amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare
io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei

su fogli di cristallo da frantumare

E guai se avessi un coltello per tagliare
ma se avessi più giudizio non lo negherei
che se avessi casa ti riceverei
che se facesse pioggia ti riparerei
che se facesse ombra ti ci nasconderei

Se fossi un vero viaggiatore t'avrei già incontrata
e ad ogni nuovo incrocio mille volte salutata
se fossi un guardiano ti guarderei
se fossi un cacciatore non ti caccerei
se fossi un sacerdote come un'orazione
con la lingua tra i denti ti pronuncerei
se fossi un sacerdote come un salmo segreto
con le mani sulla bocca ti canterei

Se avessi braccia migliori ti costringerei
se avessi labbra migliori ti abbatterei
se avessi buona la bocca ti parlerei
se avessi buone le parole ti fermerei
ad un angolo di strada io ti fermerei
ad una croce qualunque ti inchioderei


E invece come un ladro come un assassino
vengo di giorno ad accostare il tuo cammino
per rubarti il passo, il passo e la figura
e amarli di notte quando il sonno dura
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore

Perché l'amore è carte da decifrare
e lunghe notti e giorni da calcolare
se l'amore è tutto segni da indovinare

Perdona
se non ho avuto il tempo di imparare
se io non ho avuto il tempo
di imparare.



 IVANO FOSSATI - "Carte da decifrare"
















giovedì 10 ottobre 2013

Sarà solo autunno.






Forse è un bisogno costante di stabilità. La vita che appesa un filo, sta per cadere. È così egoistico chiedere una mano a qualcuno per tenerla su? Si è arrivati al punto in cui non va più bene la brevità delle cose. Ci vuole più tempo per tutto. Un po’ si cade, un po’ ci si rialza. Il problema è che adesso non lo si può più fare soli, non più. Sarà normale, sarà la vita. Sarà che qualcuno comunque arriverà. Forse è solo una bella dose d’autunno.





domenica 21 aprile 2013

Melodie per notti infinite



Dovresti esserci, lo sai? Non è solo la musica. È l’atmosfera!
Ogni nota entra a far parte di te, della tua anima, del tuo corpo.


Il fatto è che quando è notte, la magia si fa da sola.


Succede quasi sempre in mezzo a distese di campi infinite… sai di quelle dove, se andassi da solo, moriresti di paura. Ma quelle sere non sei solo, niente di te lo è. Diventi moltitudine! Non solo fisicamente, dentro di te siete in mille! Le stelle su nel cielo, gli alberi, il vento. Il palco è come fosse il cuore pulsante dell’enorme e magnifico corpo di cui tu non diventi che una millesima parte. Le melodie si confondono, diventano un po’ tue. Chi suona, chi canta, è il sangue pulsante del tutto. Poi ci sono loro, attorno a te. Loro che come te, sentono ogni minima scomposizione del suono, alzano le mani al cielo e urlano come se chiedessero alla musica di gridare alle stelle di non andare mai via. Chiedono alla notte di essere un po’ più lunga delle altre. Chiedono alla magia di non finire. E intanto il vento continua a sfiorare pelli, la musica ad accarezzare i corpi, e le emozioni diventano persone. Sì, è quasi come se non le provassi le emozioni, in quel momento sono loro a provare te! Diventano tutti personificazioni di emozioni. Chi balla la gioia, chi l’amore, chi la spensieratezza e c’è addirittura chi balla la disperazione! Dovresti vederlo, davvero. Anzi, dovresti provarlo! Puoi anche permetterti di ballare sentimenti negativi, perché in quella notte, la musica è capace di portarseli via con sè! Il cielo scuro ruba le lacrime e i pensieri. Non vorresti sentirti libero almeno per una notte?



Poi, lo sai, dopo la musica, dopo l’essere stato parte di un tutto, l’atmosfera non svanisce. Fino all’alba, le emozioni continuano a vibrare.



C’è chi, accompagnato dal vento, coccolato dal calore delle notti estive, sotto i cieli stellati, se ne va tra gli alberi, le colline, o sulle grandi distese d’erba. Poi, tra i rimasugli delle melodie e delle emozioni, si stringe tra le braccia di chi è con lui, perso in una magia che comincia veramente solo in quel preciso istante.



Quelle notti, lo sai… sono quelle notti che non dimentichi. Perché non sono “solo concerti”. Sono condivisioni di anime e vite, sono attimi in cui tutti provano una stessa sensazione di libertà. È lì che vorrei vivere per sempre… immortalarmi tra le stelle, ascoltando la stessa musica per l’eternità. Sai, come fosse una notte infinita.  







mercoledì 6 marzo 2013

Cercai di fissare l'amore in un mondo senza fine.




La vidi lì. Non vidi lei, ma la sua linea. Il sole scolpiva ogni parte di lei con la più netta perfezione mai esistita in quest’universo. Dietro di lei, l’immensità si stagliava miracolosamente di una bellezza che mi fece quasi male, ma non la vidi. Non vidi il mondo. In quell’istante vidi lei, nient’altro. Era una melodia. 

Stava seduta sul cofano della macchina, per noi era diventata un albergo da qualche giorno. Ci dormivamo, ci mangiavamo, e ci spostavamo solo con la nostra macchina. Io e lei, in una parte della Terra che esiste al di fuori di ogni limite, anche di quelli naturali. La natura lì è forte più di quanto non lo sia in qualsiasi altra circostanza. Sembra quasi che sia questo il posto in cui si siano scatenati tutti i terremoti, i tornado, i temporali e le alte maree soffocate altrove. 

Mi accorsi questa mattina, all’alba, che i suoi occhi erano volti al meraviglioso miracolo che avevamo di fronte da giorni. Lei amava l’acqua che scendeva da strapiombi verdi, colorati di rocce che alla luce del sole decidevano di smettere di essere monotonamente solo verdi, ma prendevano mille altre sfumature, degne di combattere con i colori di quel cielo colpito da nuvole insaziabili di bellezza. 

Mi accorsi che, all’alba, lei non guardava me. Guardava il sole, per ore. Lo guardava con occhi meravigliati, sconvolti. Così come ogni volta, quando la vedevo di fronte a me, la guardavo io. E la bellezza di quel mondo, non valeva niente quando c’era lei. 

Mi accorsi che non avrebbe mai amato niente più di quanto amava tutto questo. E cominciai a desiderare con ogni parte di me, di essere una cascata, un tramonto o un’aurora. Cominciai a implorare di fissarmi lì con lei, tra il vento freddo, i colori e un luogo senza fine. 









giovedì 28 febbraio 2013

Eccesso emozionale.






Ma è possibile provare così tante emozioni da essere incapaci di esprimerle? Una sensibiltà così estrema da sembrare insensibiltà. Sembra che l'eccesso scaturisca apatia. Come se ci fosse un livello di saturazione anche per le emozioni. Possibile?






giovedì 31 gennaio 2013

Arte di non esistere





"Verso l'infinito" - Jo/Giuseppe Ravizzotti
La disperazione è un’illusione. Tutto è un’illusione. La vita è un sogno che vola insieme al tempo. La vita non si ferma mai. Per te stesso. Per gli altri in particolare. Non va scombussolata, irritata, svegliata. Come un sonnambulo, tutto il tempo ti sposti per vivere posti rarefatti e scompigliati di un’esistenza così apparente. Così inesistente. È tutto impalpabile. Una vita è fatta di niente e si regge su impalcature più fragili della stessa materia di cui è fatta. Sentimenti ed emozioni che volano via addirittura più veloci del tempo. Niente si fermerà mai un secondo. Niente potrai mai fermare. Solo te stesso in momenti fuori dal tempo. Non ricorderai, nessuno ricorderà. Come un’armonia lontana, una musica di cui non sai niente ma di cui ami il ritmo come parte più immensa di te. Di te che non sei nulla. Niente al di fuori di un’umanità che non esiste. Esiste sì, ma in istanti indefiniti. Piccoli e infiniti spazi di tempo, posizionati con la cura più disordinata che sia mai stata adoperata. Attimi scombinati a scombinare vite inconsistenti, vuote. Un’apparenza vissuta con la più credibile emozione delle emozioni mai provate. Solo l’illusione più reale. È la non esistenza tenuta viva dalla voglia più forte di credere in nulla.


sabato 26 gennaio 2013

“Smetterò mai di innamorarmi di te?”



Se ci siete capitati leggerete un pezzo di una conversazione assolutamente immaginaria. Privata del suo contesto. Chissà, magari un giorno scriverò anche tutto ciò che ci fu prima. 

[…]

LEI: “Ma noooo. Ascolta… la mia non la si può definire depressione. Un depresso è in costante decrescita nelle sue prospettive di vita e spesso finisce con il volere farla finita. Ecco, per me è pressoché il contrario. Io voglio di più, voglio sempre costantemente di più dalla mia vita. È vero che ultimamente ragiono spesso sul concetto di solitudine e sul fatto che ogni uomo muore solo, ma questo nasce tutto dal volere amore nella mia vita. E questo non  è forse pretendere di più dall’esistenza? Lo sai come la penso sull’amore… credo che sia l’unico legame che ti possa permettere di vivere la vita in due. Poi tutto il discorso sull’autostima. Potrebbe essere una cazzata, o almeno potrebbe sembrare fondato su immense cazzate ma, non mi fa stare al massimo, ecco. Penso di essere parecchio differente dagli altri. Il ché è un bene a volte, altre invece è un ostacolo. Ma sono giunta alla conclusione che smetterò di cercarle, le persone. A questo punto, chi ha bisogno di me, verrà da me. Grazie comunque, mi ha fatto bene chiarirmi scrivendoti tutto questo.”

LUI: “Mi sorprende sempre scriverti. Da una mia semplice ‘presa in giro’, riesci a buttare giù una delle tue riflessioni personali così tremendamente articolata..  cioè, non che non riesca a capirla. Non che tu non sia interessante (perché lo sei, Dio, se lo sei!). Ma non sono così, io. Non sono neanche un po’ alla tua altezza. Questi messaggi ‘mi imbarazzano’. Mi lasciano… senza parole(?). Non so dirti se possa essere negativo o  positivo. È destabilizzante, perché io non sono mai senza parole. Forse sono parte di quelli che non riescono a capirti.”

LEI: “Sei senza parole, ma mi rispondi con un messaggio così; dici di capire quel che ti ho scritto, ma poi dici di non capire me. E con questo messaggio sembri voler arrenderti con me, ma mi trovi interessante (Dio se mi trovi interessante). So di essere destabilizzante con messaggi del genere e ho già detto prima che riconosco di essere diversa, ma non mi permetto di fare discorsi così a tutti. Se lo faccio a te è perché so che una ‘stranezza’ del genere, la puoi reggere, anzi, appunto, ai tuoi occhi mi rende addirittura interessante. Quindi sai che ti dico? Se non ti senti all’altezza prendi uno sgabello, ma per me siamo già alti uguali. Nessuno è mai stato così all’altezza come lo sei tu, ora.”

LUI: “Se fossi qui con me adesso, ti bacerei.”

LEI: “Io non so reggere una sensazione così forte, ma di un legame ho bisogno più dell’aria. I tuoi baci li voglio, ora, subito. Non so più come dirtelo che ho bisogno di te.

LUI: “Smetterò mai di innamorarmi di te?”